Categorie: Data Center

Qualsiasi cosa capiti, il business non si deve fermare. Erogare il proprio servizio 24 ore al giorno senza rischi di interruzione rappresenta per molte aziende non tanto un obiettivo cui tendere, quanto un requisito essenziale per l’esistenza del proprio business. Gli esempi sono innumerevoli: servizi finanziari, piattaforme di pagamento, ecommerce, compagnie aeree ecc, non potrebbero mai tollerare un sia pur minimo periodo di inattività dei sistemi, pena un danno economico di proporzioni ingenti.

Prima ancora di tirare in ballo espressioni come Disaster Recovery e strategie di Business Continuity, alla base di tutto vi è la solidità del data center che, ospitando dati e applicativi, si pone come cuore pulsante di tutti i processi, le comunicazioni e i servizi di ogni attività aziendale. È il data center che garantisce l’operatività dei servizi per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno: la sua sicurezza, solidità infrastrutturale e capacità di minimizzare gli effetti di eventi imprevisti devono essere massime a prescindere dal fatto che sia di proprietà o ci si affidi a un fornitore esterno.

Posta la centralità del data center nella stragrande maggioranza delle attività aziendali, è naturale che essi siano dotati di svariati sistemi volti ad assicurare continuità operativa nel caso di guasti, eventi imprevisti e anomalie. Questo vale, in linea di principio, per tutte le migliaia di data center presenti nel mondo. Ma visto che un’azienda non può ‘consegnare’ le sue applicazioni mission critical a un data center senza una qualche forma di assicurazione di qualità del servizio, da più di vent’anni i titolari di CED (Centri Elaborazione Dati) possono intraprendere processi di certificazione che attestano un certo livello progettuale e realizzativo, e soprattutto la capacità del data center di garantire autonomia in caso di eventi imprevisti: assenza di elettricità, incendio, interruzione di linea, guasto delle apparecchiature, attacco informatico e molto altro.

 

Classificazione dei data center: i Tier di Uptime Institute

Il problema, se così si può definire, è che di certificazione non ce n’è una ma due, parallele e indipendenti: quella di Uptime Institute, che iniziò la sua attività nel 1995, e quella formulata da Telecommunications Industry Association (TIA), associazione accreditata presso l’American National Standards Institute (ANSI) la cui prima versione dello standard di riferimento per i data center (TIA-942-A) è datata aprile 2005. Le aziende che dispongono di un CED o che si stanno attrezzando per realizzarne uno possono optare indifferentemente per l’una o l’altra strada, che hanno la stessa finalità ma si basano su metodi, approcci e specifiche differenti.

Uptime Institute, per esempio, si occupa internamente del processo di audit e offre a ogni data center - a prescindere dal livello di Tier - tre certificazioni progressive: Design Documents, Constructed Facility e Operational Sustainability. La prima valuta il progetto e la sua adeguatezza in funzione del Tier che l’azienda mira a raggiungere, la seconda mette a dura prova il data center (ormai costruito) in condizioni di carico reale, la terza è una valutazione completa delle procedure di gestione e delle migliori pratiche operative.

Per quanto riguarda invece la classificazione dei data center ci sono quattro livelli, o Tier, ognuno contraddistinto da un numero romano: Tier I, II, III e IV. A ogni Tier corrisponde un livello di sofisticazione del data center e la sua capacità di garantire la business continuity di fronte a circostanze avverse. Per esempio, Tier I richiede l’impiego di una sala dedicata e separata dalle aree d’ufficio, con in più un UPS per filtrare picchi e abbassamenti di potenza, un impianto di climatizzazione operativo 24 ore su 24 e un generatore di corrente, mentre da Tier II si inizia a parlare di componenti ridondanti e quindi di vera resistenza a circostanze avverse: Tier II richiede parziale ridondanza in ambito di componenti elettrici e di raffreddamento, ma non è ancora un livello indicato per quelle aziende che necessitano di rigorosi tempi di uptime poiché ogni operazione di manutenzione comporta una riduzione di capacità.

Enorme passo avanti ai fini della continuità operativa viene offerto dai data center Tier III, che alle specifiche del livello sottostante aggiungono un ramo ridondante sia per l’alimentazione che per il raffreddamento (sottosistemi compresi) offrendo così una disponibilità media del 99,982% su base annua. Tier III introduce il concetto di “manutenzione concorrente dei componenti”, che significa poter intervenire su qualsiasi componente decisivo ai fini del servizio senza causare discontinuità.

Infine Tier IV, il livello più elevato e prestigioso, tanto da essere stato assegnato a soli 7 data center in tutta Italia e vero punto di riferimento per chiunque debba ospitare le proprie applicazioni mission critical. Si parte anche qui dalle specifiche del Tier precedente ma vi si aggiunge il concetto di fault tolerance: in pratica un data center Tier IV deve essere in grado di tollerare l’impatto cumulativo di guasti su più sistemi e componenti, gestendo la continuità operativa senza alcun intervento umano, per un livello di uptime annuo del 99,995%.

 

TIA-942 e i suoi quattro livelli “Rated”

Lo standard ANSI/TIA-942-A è datato 2005 e descrive, in un documento di più di 100 pagine, le specifiche tecniche dei data center che ambiscono ai vari livelli di certificazione. Per quasi un decennio, anche i livelli dei data center basati su TIA-942 vennero chiamati Tier, creando non poca confusione con quelli di Uptime Institute. Poi, nel 2014 i due enti si accordarono e TIA introdusse il termine Rated seguito da un numero arabo.

Anche qui, comunque, troviamo quattro livelli: Rated 1, Rated 2, Rated 3 e Rated 4, ognuno dei quali concettualmente allineato al corrispondente Tier di Uptime. Troviamo così un Rated 1 (Basic Site Infrastructure) che offre una limitata protezione contro gli eventi fisici e non prevede ridondanza, Rated 2 (Redundant Components) che introduce il concetto di ridondanza dei componenti infrastrutturali mantenendo però un singolo percorso di distribuzione per alimentazione e raffreddamento, Rated 3 incentrato sul medesimo concetto di manutenzione concorrente dei componenti del Tier 3 di Uptime Institute e un Rated 4 (Fault Tolerant) che offre componenti ridondanti e percorsi di distribuzione indipendenti e sempre attivi, di modo tale da fornire continuità di servizio non solo per esigenze di manutenzione ma anche protezione contro quasi tutti gli eventi fisici.

A differenza di Uptime Institute, TIA si rivolge ad auditor esterni per il processo di certificazione e prevede due tipologie di certifica: Design Certification, che mira a verificare la conformità dei documenti di progettazione al tipo di Rating (1,2,3,4) cui il data center ambisce, e Site Certification, che consiste in un’ispezione del sito per valutare la conformità alle molte prescrizioni contenute nello standard TIA-942.

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