Categorie: Cloud

A 2020 ormai inoltrato, il cloud hybrid è senza dubbio il modello IT di riferimento. Lo confermano i dati: il più recente Enterprise Cloud Index di Nutanix, datato novembre 2019, ha rilevato non solo una forte crescita degli investimenti verso le architetture ibride, ma anche un diffuso consenso (85%) sul fatto che il cloud hybrid sia il modello operativo da adottare, oggi e domani. Tra i dati particolarmente interessanti, la stessa fonte segnala che il 73% delle aziende interpellate sta spostando alcune applicazioni dal cloud pubblico agli ambienti on-premise, una mossa che sottolinea quanto sia ormai fondamentale potersi avvalere della flessibilità del modello ibrido.

 

Cloud Hybrid, ovvero la maturità del cloud

Ma perché, dunque, il cloud hybrid sarebbe una rivoluzione? In realtà, più che una rivoluzione è la maturità del modello cloud, che peraltro evolve ancora di giorno in giorno soprattutto lungo la direttrice dell’hybrid multi-cloud. Resta il fatto che il modello ibrido, di cui si parla almeno da 10 anni, è letteralmente ‘esploso’ solo negli ultimi 4, poiché in quest’ambito il percorso della digital transformation è stato molto graduale in tutto il mondo: la prima fase era quella della sfiducia e del timore nei confronti del cloud, poi è arrivata l’apertura - quasi incondizionata, normativa permettendo - verso il cloud pubblico, per poi tornare leggermente indietro e identificare il cloud hybrid come il meglio dei due mondi, ovvero come modello capace di miscelare la scalabilità e il benefici del pay-per-use del public cloud con la sicurezza e il controllo dei dati dell’infrastruttura privata.

 

Cloud Hybrid come abilitatore di trasformazione digitale

Il cloud hybrid ha quindi conquistato il mondo in un lasso di tempo relativamente breve e sta condizionando ovunque il cambiamento e l’evoluzione delle imprese. Al di là delle motivazioni tecniche, la verità è che il modello ibrido era esattamente ciò di cui l’IT aziendale aveva bisogno per assecondare da un lato esigenze sempre più pressanti da parte del business, dall’altro normative complesse, di difficile interpretazione e che, soprattutto in settori fortemente regolati, rischiavano di rendere vani i benefici del cloud. Il punto fondamentale è proprio questo: l’architettura tradizionale non è più in grado di soddisfare le esigenze del business e, sotto questo profilo, lo sviluppo applicativo è emblematico. L’IT è costantemente sotto pressione per produrre nuove applicazioni, funzionalità e servizi, ma non c’è modo di soddisfare tali esigenze nei tempi richiesti e limitando i costi, se non adottando modelli agili di sviluppo che si fondano sui servizi e sull’infrastruttura cloud. Se il software viene sviluppato in modo agile, incrementale e iterativo, ha bisogno di un’infrastruttura che sia parimenti flessibile, che impieghi minuti per avviare una macchina virtuale e generi quella spirale di innovazione continua che oggi è fondamentale per restare competitivi.

Quanto appena detto riguarda il cloud in sé ma è il modello ibrido ad aggiungervi ciò che mancava, ovvero quell’ulteriore - e determinante - livello di flessibilità tale da permettere alle aziende di spostare workload e applicazioni tra cloud pubblici e privati, a seconda di strategie predefinite o esigenze specifiche: per esempio, applicazioni la cui domanda è incerta possono beneficiare al massimo dell’elasticità del public cloud, mentre quello privato può diventare economicamente più vantaggioso dopo una prima fase di assestamento, oppure perché si preferisce avere più controllo sui dati sensibili. Di fatto, una strategia di cloud hybrid offre agli sviluppatori tutta la flessibilità necessaria per soddisfare le esigenze del business, mentre gli “ops” si ritrovano ad amministrare un modello che permette un eccellente controllo dei costi e vi somma agilità, flessibilità e soddisfacimento della normativa, qualsiasi essa sia.

Ecco perché cloud hybrid è stato, è e sarà una rivoluzione nel modo di fare IT, ma anche nel processo evolutivo delle imprese: senza il cloud, e la flessibilità del modello ibrido, difficilmente l’IT sarebbe stato promosso – guarda caso, negli ultimi anni – a motore e protagonista assoluto dell’innovazione aziendale.

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