Categorie: Cloud infrastruttura IT

Il provisioning di ambienti, configurazioni e risorse è un’attività che, nelle infrastrutture IT moderne, viene eseguita continuamente. Ogni nuovo servizio, ambiente o aggiornamento richiede la creazione e la configurazione di componenti infrastrutturali coerenti, ma gestire queste operazioni manualmente diventa sempre più complesso, con il rischio di rallentamenti ed errori.

In questo articolo, approfondiamo perché l’Infrastructure as Code (IaC) sta diventando una pratica sempre più importante per le organizzazioni che vogliono sviluppare applicazioni e servizi digitali scalabili, affidabili e veloci da rilasciare.

Key Takaways

  • Microservizi, container e pipeline CI/CD aumentano il numero di ambienti, configurazioni e risorse infrastrutturali da creare e aggiornare. Questo rende il provisioning dell’infrastruttura un’attività più complessa rispetto al passato.
  • Descrivendo l’infrastruttura tramite codice, IaC consente di automatizzare il provisioning, replicare ambienti in modo coerente e gestire le configurazioni con gli stessi principi del software.
  • La gestione dell’infrastruttura tramite codice può essere integrata nelle pipeline di sviluppo e nei repository Git, aprendo la strada a modelli operativi evoluti come GitOps e ad approcci più maturi di automazione e governance delle piattaforme cloud.

Provisioning dell’infrastruttura: ruolo e complessità

Il provisioning dell’infrastruttura è una fase imprescindibile del ciclo di vita di qualsiasi applicativo moderno. Per funzionare, infatti, ogni applicazione richiede un insieme articolato di risorse e servizi come macchine virtuali, container, cluster Kubernetes, database, bilanciatori di carico e servizi di sicurezza.

Il provisioning consiste nel creare, configurare e rendere disponibili questi componenti in modo coerente con i requisiti dell’applicazione e dell’ambiente in cui deve operare. Si tratta di un’attività complessa, solitamente affidata ai team IT Ops, poiché non implica solo l’attivazione delle risorse, ma anche la definizione delle configurazioni, delle policy di sicurezza, delle regole di rete e delle dipendenze tra i diversi servizi che compongono l’ambiente applicativo.

I limiti del provisioning tradizionale

Per molti anni, il provisioning dell’infrastruttura è stato gestito attraverso procedure manuali o semi-manuali. La creazione di nuovi ambienti richiedeva l’apertura di ticket, l’intervento dei team dedicati e una serie di attività operative svolte direttamente sui sistemi: configurazione delle macchine, impostazione delle reti, installazione dei componenti software e verifica delle policy di sicurezza.

Questo approccio ha funzionato finché le infrastrutture erano relativamente semplici e le applicazioni venivano aggiornate con cicli di rilascio lunghi. In quei contesti, il provisioning manuale era gestibile perché gli ambienti cambiavano di rado e il numero di configurazioni da mantenere sotto controllo era molto limitato.

Oggi, però, lo scenario è molto diverso: architetture cloud, microservizi, container e pipeline CI/CD moltiplicano il numero di componenti applicative, di ambienti e di rilasci, rendendo il provisioning un’attività molto più dinamica e ricorrente.

Il risultato è che il modello tradizionale diventa meno efficace ed emergono alcuni limiti ricorrenti:

  • processi manuali, che rallentano il rilascio di nuovi ambienti o applicazioni
  • difficoltà nel garantire configurazioni coerenti tra ambienti di sviluppo, test e produzione
  • maggiore rischio di errori o misconfiguration, spesso difficili da tracciare e correggere
  • scarsa ripetibilità delle configurazioni.

È proprio per superare queste criticità che negli ultimi anni si è diffuso l’approccio Infrastructure as Code.

Infrastructure as Code, il provisioning nell’era del cloud

L’Infrastructure as Code è un approccio che permette di descrivere e gestire l’infrastruttura IT attraverso file di configurazione scritti in codice, anziché tramite operazioni manuali o configurazioni eseguite direttamente sui sistemi.

Secondo il modello IaC, tutte le componenti dell’infrastruttura (macchine virtuali, reti, storage, cluster Kubernetes, database…) vengono definite in modo dichiarativo all’interno di script o template. Questi file descrivono lo stato desiderato dell’infrastruttura e possono essere eseguiti automaticamente da strumenti specifici per creare, aggiornare o replicare gli ambienti.

Questo modello introduce alcuni principi tipici dello sviluppo software nella gestione dell’infrastruttura:

  • versioning del codice;
  • automazione dei processi;
  • ripetibilità delle configurazioni;
  • tracciabilità delle modifiche.

Infrastructure as Code come pilastro del paradigma cloud native

L’Infrastructure as Code (IaC) è diventato uno standard nella gestione delle infrastrutture moderne perché consente di affrontare in modo efficace la crescente complessità degli ambienti cloud e dei paradigmi di sviluppo e gestione del software nell’era cloud native.

Adottare IaC introduce una serie di vantaggi concreti, tra cui:

 

Ripetibilità delle configurazioni

L’infrastruttura viene descritta in codice e può quindi essere creata o ricreata in modo identico in qualsiasi ambiente, riducendo le differenze tra sviluppo, test e produzione.

 

Più velocità nel provisioning

Nuovi ambienti possono essere generati automaticamente in pochi minuti, senza interventi manuali, rendendo l’infrastruttura molto più allineata ai ritmi dei processi DevOps e delle pipeline CI/CD.

 

Piena tracciabilità degli interventi

Le configurazioni diventano file con specifiche versioni. Ogni modifica è quindi documentata, verificabile e reversibile.

 

Più controllo su sicurezza e compliance

Policy, configurazioni e standard di sicurezza possono essere applicati in modo uniforme su tutti gli ambienti, riducendo il rischio di configurazioni non conformi o vulnerabili.

Come funziona (operativamente) l’Infrastructure as Code

Come anticipato, IaC si basa su strumenti che permettono di descrivere l’infrastruttura tramite file di configurazione e di applicare automaticamente queste definizioni agli ambienti IT. I tool IaC interpretano questi file e provvedono a creare, aggiornare o modificare le risorse necessarie, interagendo direttamente con le API dei provider cloud.

Tra gli strumenti più utilizzati per implementare l’Infrastructure as Code troviamo:

  • Terraform, che consente di definire e gestire infrastrutture cloud e multi-cloud tramite file dichiarativi;
  • Ansible, utilizzato per automatizzare il provisioning e la configurazione dei sistemi;
  • Pulumi, che permette di descrivere l’infrastruttura utilizzando linguaggi di programmazione come Python, Go o TypeScript.

L’integrazione di IaC nelle pipeline di sviluppo e rilascio

Uno dei vantaggi di IaC è la possibilità di integrare il provisioning dell’infrastruttura nelle pipeline di sviluppo e rilascio del software. In questo modo, la creazione e la configurazione (automatizzata) degli ambienti diventano parte integrante dei processi di continuous integration e continuous delivery (CI/CD).

Quando l’infrastruttura è definita tramite codice, le stesse pipeline utilizzate per testare e distribuire le applicazioni possono essere utilizzate anche per creare o aggiornare automaticamente gli ambienti necessari. Ogni modifica alle configurazioni viene quindi gestita attraverso processi controllati, versionata e sottoposta agli stessi meccanismi di verifica del codice applicativo.

Infrastructure as Code come base per modelli operativi evoluti

IaC non è solo un modo efficiente per automatizzare il provisioning dell’infrastruttura, ma costituisce la base per modelli operativi più avanzati nella gestione delle piattaforme cloud, compresa la cosiddetta Infrastructure Automation.

Per esempio, quando l’infrastruttura è definita tramite codice, le sue configurazioni possono essere gestite attraverso repository Git e aggiornate tramite pipeline automatizzate. Questo è il principio alla base di approcci come GitOps, nei quali l’evoluzione dell’infrastruttura e delle configurazioni operative viene governata attraverso flussi di versioning, revisione e distribuzione automatica.

Allo stesso tempo, IaC facilita l’integrazione di controlli di sicurezza, policy operative e verifiche di conformità direttamente nei processi di provisioning e aggiornamento degli ambienti. L’infrastruttura può così evolvere insieme alle applicazioni che deve supportare, secondo un modello continuo, controllato e automatizzato.

New call-to-action

Frequently Asked Questions

 L’Infrastructure as Code può essere introdotta anche su infrastrutture già operative, partendo dagli ambienti più standardizzabili o più soggetti a modifiche ricorrenti. In un cloud ibrido, il punto critico è definire template, policy e processi coerenti tra risorse on-premises, private cloud e public cloud, evitando automazioni isolate e difficili da governare.