Categorie: Cloud

Per comprendere appieno il rapporto tra time to market e cloud, partiamo da alcune ipotesi: nel 2020, quanto costa lanciare un prodotto in forte ritardo rispetto a un competitor? L’azienda quanto pagherà il fatto di non essere in grado di assecondare velocemente le esigenze di un mercato che cambia di continuo? Che conseguenze avrà l’incapacità dell’IT di soddisfare - in tempi accettabili - le esigenze del business in termini di nuove applicazioni e analisi dei dati?

Alla fine, il concetto è molto semplice: il mercato iper-competitivo di oggi impone alle aziende non solo di sviluppare prodotti e servizi di qualità, ma anche di avere una business agility che permetta loro di migliorare di continuo, essere più efficienti, vicine ai propri clienti e alle esigenze del mercato. Di fatto, in questo modo si entra nel mare magnum dell’innovazione continua, e l’IT è il perno attorno a cui essa si sviluppa. Sono trascorsi molti anni da quando l’IT era la divisione che garantiva il funzionamento dei sistemi: oggi è ciò che spinge il business verso nuovi traguardi, porta innovazione, accelera il time to market, rende le persone capaci di lavorare più e meglio - si pensi anche solo allo Smart Working degli ultimi mesi – e fa sì che l’azienda possa affrontare il mercato a testa alta. Ma tutto questo non è possibile senza cloud, e non è un caso che negli ultimi 10 anni le agende dei CIO siano state dominate dalla nuvola e dalle sue tante manifestazioni.

 

Time to market e cloud, una grande alleanza

Time to market e cloud sono quindi fortemente connessi, o meglio l’adozione del modello cloud rende l’azienda molto più agile ed efficiente a livello interno e quindi reattiva, veloce e allineata con le dinamiche del mercato. Rimanendo in ambito IT, il cloud permette (per esempio) il provisioning e de-provisioning di nuovi server e infrastrutture IT in tempi quantificabili in minuti al posto delle settimane o dei mesi del modello on-premises tradizionale, e questo permette all’IT di soddisfare con estrema rapidità le esigenze del business, che a loro volta sono alla base della generazione di introiti. Possiamo tranquillamente affermare che, sotto questo punto di vista, il cloud accende il circolo virtuoso dell’innovazione a prescindere dal modello adottato, che sia privato, pubblico o ibrido, laddove quest’ultimo è notoriamente riconosciuto come il meglio dei due mondi poiché garantisce la scalabilità del pubblico e il controllo del privato.

 

Time to market e cloud, come riorganizzare l’IT

Sono passati circa 10 anni da quando il cloud è diventata una cosa seria. Limitando il discorso al cloud pubblico, si parla di un mercato che nel 2023 dovrebbe raggiungere - pandemia permettendo, i numeri sono ovviamente precedenti - la cifra record di 500 miliardi di dollari partendo dai 229 miliardi del 2019 (fonte: IDC). Eppure, da 10 anni il tema della riorganizzazione dell’IT in funzione del cloud non ha mai smesso di essere di attualità.

Nel 2020, le aziende hanno capito che la portata rivoluzionaria del modello cloud ha certamente un impatto sull’IT, ma anche che tutto ciò rientra in quel processo di innovazione che il cloud stesso porta in azienda. Rispetto all’approccio tradizionale, la semplificazione portata dal cloud, l’approccio software-oriented e l’automazione riducono senz’altro le esigenze di gestione dell’infrastruttura fisica, che tra l’altro può essere demandata a un service provider. Il punto, quindi, è un altro e si riaggancia al discorso del ‘time to market e cloud’ di cui sopra: le risorse IT possono acquisire nuovi skill gestionali ma, soprattutto, dedicarsi completamente a portare innovazione che nello scenario aziendale odierno significa accelerare enormemente lo sviluppo di applicazioni utili al business, portare in azienda e implementare nuove tecnologie (AI, Business Intelligence, IoT) e sperimentare, per far sì che l’organizzazione possa lavorare meglio, essere più efficiente e costruire il proprio vantaggio competitivo non più (soltanto) su un buon prodotto o servizio, ma sulla capacità di rinnovarsi e di avvicinarsi al proprio pubblico. Tutto ciò, ripetiamo, senza il cloud sarebbe poco più che una speranza.

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