Categorie: Cloud

Tra i risvolti dei progressi tecnologici in ambito Internet Of Things e Industry 4.0, la servitizzazione, ovvero l’aggiunta di servizi digitali a corollario dei prodotti fisici, si presenta come un’opportunità di business e profitto decisamente interessante, capace di ribaltare le regole del marketing e le dinamiche relazionali tra azienda e cliente. Insieme alla sensoristica e all’intelligenza artificiale, il cloud si rivela tra gli ingredienti fondamentali e imprescindibili della “ricetta” che permette alle imprese di abilitare con successo le applicazione e i progetti di servitizzazione.

 

Cos'è la servitizzazione

Ma cosa si intende esattamente con servitizzazione? Oggi la connettività a bordo dei dispositivi (abbinata in certi casi alla potenza di calcolo) permette di arricchire il semplice oggetto di nuove funzionalità digitali: non pensiamo soltanto a telefonini e tablet, ma anche alle televisioni, ai frigoriferi industriali, alle lavatrici, alle macchine del caffè, ai termostati eccetera.

Grazie ai sensori e all’intelligenza integrata, qualsiasi prodotto può raccogliere informazioni sullo stato e sulle condizioni di esercizio (temperatura, umidità, ore di attività, modalità di impiego e così via) e inviarle attraverso la Rete verso i sistemi analitici dell’azienda. Tutti questi dati saranno quindi opportunamente processati per restituire evidenze utili al business, che permettano di identificare per esempio abitudini di consumo, difettosità del prodotto, eventuali rischi di rottura eccetera.

Associando applicazioni mobile progettate ad hoc, gli oggetti possono anche essere controllati da remoto e abilitare nuovi servizi (per esempio, per il customer care e l’assistenza tecnica) che da un lato rispondono con flessibilità e puntualità alle esigenze di personalizzazione di ciascun cliente, dall’altro arricchiscono il patrimonio conoscitivo delle aziende con informazioni utili sul consumatore e i prodotti. Si crea un circolo virtuoso che lega l’azienda e il cliente lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti, mentre prima la relazione andava a esaurirsi con l’atto di compravendita: il risultato è un processo di continuo improvement nello sviluppo di un’offerta sempre più aderente alle richieste del mercato, con vantaggi in termini di customer satisfaction e ulteriore profitto per il fornitore.

 

Big data e cloud: binomio vincente

È evidente che i benefici derivanti dalla servitizzazione risiedono nella capacità di gestire ed elaborare l’immenso bacino di informazioni generate dagli smart products e che possono essere incrociate con altri dati provenienti da diverse fonti (ad esempio siti web, social network, piattaforme di e-commerce, ERP e CRM aziendali). L’intero processo di big data management and analytics permetterà di affinare la conoscenza sul consumatore e sul mercato, ma anche sul prodotto e sulle attività manifatturiere, permettendo all’azienda di crescere sia sotto il profilo dell’efficienza e del time-to-market sia in termine di acquisizione di nuovi clienti e fidelizzazione.

Il tessuto nervoso, il collante che permette di gestire la miriade di dati a disposizione è il cloud, che consente di costruire un ecosistema integrato di risorse (storage, rete, calcolo, applicazioni) per connettere i dispositivi intelligenti, i sistemi It e le informazioni multi-source, lungo tutta la catena del valore, dalla fabbrica alla logistica al consumatore.

 

La nuvola ibrida a supporto dell’IoT

In questo contesto effervescente, l’architettura cloud alla base deve avere caratteristiche di estrema flessibilità e solidità al fine di supportare i big data, che continuano a crescere in volumi e velocità, nonché i futuri sviluppi delle applicazioni IoT, garantendo integrazione, facilità di gestione e ottimizzazione dei costi.

Il modello di cloud che oggi soddisfa al meglio le moderne esigenze tecnologiche e di business, sulla spinta delle nuove dinamiche di servitizzazione e big data analytics, è il paradigma hybrid, che unisce nuvola privata (in-house oppure hosted) e pubblica.

L’architettura ibrida è infatti la soluzione ideale per bilanciare i requisiti di sicurezza e le politiche di contenimento dei costi a seconda della tipologia di dato o applicazione IoT. Grazie alla scalabilità consentita dal modello as-a-service, permette inoltre di ottenere rapidamente risorse aggiuntive per l’analisi e l’archiviazione dei big data a seconda delle necessità.

La crescente complessità dell’ambiente IT che deriva dall’esplosione dei dati, dalle applicazioni IoT e dal connubio di nuvole differenti, può trovare una risposta nelle delivery platform che garantiscono l’integrazione e la razionalizzazione degli ambienti cloud: si arriva così a creare un ecosistema esteso e senza interruzioni lungo tutta la catena del valore, che permette di implementare applicazioni di servitizzazione e di accelerarne i ritorni.

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