Categorie: Cloud

La rivoluzione digitale ha nel cloud il suo rompighiaccio. E, in Italia, la lastra di ghiaccio ha uno spessore che dipende dalla presenza/assenza della connettività a banda larga sull’intera Penisola. È questione di tempo, però, anche a giudicare dagli ultimi dati resi noti dall’Osservatorio trimestrale sulle Comunicazioni dell’Agcom che, al 30 settembre 2017, registravano 4,9 milioni di accessi per le linee ultrabroadband (almeno 30 Mbps), a fronte di un totale di linee a banda larga pari a 16,4 milioni.

Nonostante i ritardi, il ricorso delle aziende nostrane ai sistemi di cloud pubblico e privato, e alla loro combinazione nell’Hybrid cloud, continua a crescere. Uno sviluppo che sta determinando un cambiamento profondo nel ruolo e nelle funzioni tipiche dei reparti IT. Se prima, infatti, a loro era affidato l’incarico di provisioning delle applicazioni e dell’infrastruttura dei sistemi informativi, nonché di installarle, aggiornarle, manutenerle e metterle in sicurezza, con il cloud tutto questo viene meno.


La rivoluzione del cloud

Si potrebbe pensare che il nuovo paradigma del cloud vada a impattare solo parzialmente sulle dotazioni software e hardware di un’azienda, ma per comprendere quanto invece tale paradigma sia in grado di scardinare le modalità IT tradizionali basterà fare riferimento al cloud gaming. È notizia recente l’avvio di un progetto a firma Microsoft per lo sviluppo di una divisione interamente dedicata ai videogiochi attingibili dalla nuvola. Una diffusione massiccia del cloud gaming comporterà un ridisegno del mercato delle console e dei processori necessari a supportare elevate prestazioni. Analogamente, per le aziende la crescente richiesta di risorse di elaborazione e di storage sempre più capienti sta facendo propendere per soluzioni basate sul cloud che, nell’assicurare potenza di calcolo e velocità prestazionali, riducono i costi TCO (Total Cost of Ownership), abbattono gli investimenti hardware e ottimizzano la spesa in assistenza sistemistica.


Come cambia il lavoro del personale IT

In questo nuovo quadro, il personale IT è alleggerito dalle incombenze quotidiane avute fino a oggi, oltre che come referente per l’installazione e l’aggiornamento software, quale amministratore di sistema o responsabile del backup dati. Adesso è chiamato a ricoprire una veste un po’ meno tecnica e un po’ più strategica. Tant’è vero che le figure professionali che operano nel settore devono ampliare il proprio bagaglio di competenze spaziando dalla conoscenza dei server agli hardware di rete, dalla virtualizzazione alla protezione dei dati. E questo a prescindere poi dal fatto che siano tali figure a implementare direttamente in azienda una o più soluzioni specifiche. A loro, invece, sempre di più spetterà il compito di analizzare i fabbisogni informativi e tecnologici, in stretta correlazione con le varie business unit aziendali, e di individuare i partner esterni capaci di garantire le migliori perfomance sulla base di SLA (Service level agreement) concordati con il management. Anche la security dei sistemi gestiti in outsourcing, non più presidiata direttamente dall’organico IT interno, dovrà essere ricercata come requisito del vendor con cui si intende collaborare. Datacenter con certificazione Tier IV e adozione di standard della famiglia ISO/IEC 27000 possono rientrare, per esempio, nei requisiti da verificare prima di concludere accordi con i fornitori di servizi Cloud.


Il nuovo reparto IT fra cloud pubblico e privato

In definitiva, un moderno reparto IT deve affiancare i cloud provider nella definizione degli ambienti più adatti (pubblico, privato, ibrido) ai workload, in maniera flessibile, scalabile e modulabile sulle reali esigenze del business. Basti pensare che carichi di lavoro improvvisi possono necessitare di quelle risorse aggiuntive che la nuvola può offrire, senza per questo essere costretti a destinare investimenti in anticipo (up-front investment) acquistando server dedicati che, passata l’emergenza, risulterebbero sovradimensionati per i bisogni standard dell’azienda. Il personale IT potrà anche concordare un utilizzo parziale del cloud pubblico da affiancare alle piattaforme on premise se riterrà che la migrazione graduale verso la nuvola o la convivenza di cloud pubblico e privato sostengano una produttività elevata e documentabile dei flussi di lavoro. L’importante è che, al risparmio derivante dai minori costi infrastrutturali, si aggiunga una maggiore efficienza derivante da un uso delle applicazioni critiche senza interruzioni operative o disfunzionalità.

 

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