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Cloud Pharma è un trend di attualità da circa 10 anni. L’industria farmaceutica è da sempre vincolata a normative molto stringenti, e per questo ha vissuto a lungo l’adozione del cloud con un certo sospetto.

 La gestione on-premise di architetture complesse era (e parzialmente, è) la norma nell’universo life science, che dunque basava attività critiche come ricerca e sviluppo, produzione e distribuzione dei farmaci sulle prestazioni delle proprie infrastrutture IT interne 

 

I motivi del percorso verso il Cloud Pharma 

Da qualche anno siamo entrati ufficialmente nell’era del Cloud Pharma, fenomeno che ha subito durante la pandemia una forte accelerazione. I motivi che hanno spinto le imprese (già in era pre-covid) a intraprendere questo percorso sono molteplici:  

 

  • la crescita esponenziale dei dati, con connessa esigenza di scalabilità;  
  • la necessità di potenziare la collaborazione tra team di ricerca distribuiti; 
  • l’esigenza di accelerare la ricerca e la drug discovery; 
  • l’aumento di fiducia nel cloud in termini di sicurezza e compliance; 
  • il forte bisogno di innovazione in un mercato molto competitivo; 
  • la necessità di potenziare la collaborazione con altre aziende, enti e strutture dell’universo life science; 
  • la creazione di supply chain sempre più interconnesse. 

 

Nel corso degli anni, inoltre, molte aziende hanno effettuato forti investimenti a livello produttivo, automatizzando e robotizzando le proprie linee. Per questo, hanno sempre ritenuto centrale non soltanto il pieno controllo, ma anche la vicinanza delle proprie infrastrutture IT, per evitare che latenza o problemi di rete potessero in qualche modo influenzare la produzione. Il cloud, nella fattispecie quello ibrido, è diventata una soluzione più che adeguata a queste esigenze.  

Nell’era covid, poi, i bisogni si sono spostati sulla resilienza, sulla disponibilità di importanti risorse computazionali per la ricerca sui vaccini, sull’archiviazione e la gestione sicura di enormi volumi di dati e sull’accesso a tecniche di AI (artificial intelligence) per la loro valorizzazione a fini competitivi. Tutto ciò si somma alle esigenze di trasformazione che hanno tutte le imprese: digitalizzazione e ottimizzazione dei processi, sviluppo e implementazione di paradigmi smart di lavoro, miglioramento della customer experience e sviluppo di modelli di business innovativi, abilitati da piattaforme tecnologiche connesse.  

 

Vincere le sfide del Pharma con il cloud ibrido 

Oggi, non è possibile rispondere a tutte le esigenze descritte, e a molte altre, senza sfruttare al massimo le potenzialità del cloud.  

L’architettura ibrida rappresenta senza dubbio la soluzione che meglio risponde alle esigenze tratteggiate, tanto più che le imprese si stanno muovendo in questa direzione. Il cloud ibrido permette all’industria farmaceutica di orchestrare finemente i carichi di lavoro, i dati, le applicazioni e le piattaforme tra due o più ambienti (hybrid multicloud), sfruttando i benefici di controllo e performance dell’architettura privata con l’estrema scalabilità di quella pubblica. Il tutto, sovrastato da paradigmi di sicurezza moderni, agili e in continua evoluzione, che coinvolgono tutta l’infrastruttura ibrida e sono in grado di fronteggiare minacce cyber che crescono in numero e pericolosità. 

Con un cloud ibrido, l’industria farmaceutica riesce a soddisfare le stringenti esigenze di compliance senza farsi limitare da esse nel percorso verso la scoperta, la produzione e la commercializzazione di nuovi farmaci e modelli innovativi di cura, prevenzione e assistenza. Infine, ma certamente non per importanza, le tecnologie del cloud – che di per sé abilitano un’innovazione continua – possono essere collegate e coordinate con l’infrastruttura esistente, ottenendo di fatto il meglio dei due mondi. A tutto beneficio dell’azienda, dell’ecosistema e, considerando le peculiarità dell’universo life science, del mondo intero. 

 

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