Categorie: Business Continuity

Una delle prime domande che ogni imprenditore e qualsiasi azienda dovrebbero porsi riguarda il costo di un’interruzione della propria attività. Purtroppo, alcune realtà tendono a sottovalutare l’impatto di un downtime e tutte le estensioni dello stesso nei confronti della propria organizzazione, riducendosi a intervenire quando il danno è fatto e le conseguenze difficilmente mitigabili. Comprendere l’impatto che l’assenza di un business continuity plan può avere sull’azienda significa, di fatto, porsi la domanda speculare, ovvero quanto costa non fare nulla?”. La risposta ha un che di ovvio: non fare nulla è gratis finché non capita qualcosa. A quel punto, però, l’azienda potrebbe dover fronteggiare un problema talmente grave da mettere a serio rischio la propria esistenza.  

 

Conoscere i possibili rischi 

D’altronde, le metodologie di risk assessment servono proprio a valutare la pericolosità degli eventi indesiderabili, la probabilità che si verifichino e i loro effetti nei confronti dell’attività nel suo complesso. Se anche il pensiero corre immediatamente agli attacchi alla sicurezza informatica, ai malwareai guasti ai server e alle infrastrutture, l’analisi del rischio è un concetto ben più vasto che comprende calamità naturali, disastri ambientali, errori umanifurti e molto altro, comprese fonti di rischio che sono specifiche di quell’attività, settore o azienda. Una volta valutati i rischi, la struttura potrà prendere decisioni allineate con le sue priorità al fine di confezionare un vero business continuity plan e, perciò, minimizzare l’effetto degli eventi imprevisti sulla propria attività 

 

Business continuity plan: non fare nulla è troppo costoso 

Prevenire è sempre meglio che curare. Alcune aziende, consapevoli che il rischio di evento dannoso non possa essere azzerato, percorrono la strada dell’assicurazione. Per quanto sia sicuramente meglio rispetto a non fare nulla e possa potenzialmente salvare un’attività, assicurarsi contro specifici eventi non ha effetto nei confronti della continuità operativa. Per dirla in altro modo, assicurandosi ci si salva, ma bisogna mettere in conto un’interruzione dell’attività e tutte le sue conseguenze nei confronti dei clienti, dei fornitori, dell’intera catena del valore e della brand reputationUn business continuity plan ben realizzato identifica per prima cosa ciò che va protetto a tutti i costi, prende poi in considerazione i possibili effetti nefasti e, infine, implementa processi e tecnologia per raggiungere uno scopo molto ambizioso, ovvero la capacità di assorbire gli effetti nefasti dell’evento, minimizzandone a 360° le conseguenze.  

 

Tornando dunque alla domanda di partenza, ovvero “quanto costa non fare nulla”è certamente possibile fornire una stima degli effetti economici del downtime nei confronti della propria attività: addirittura, esistono dei calculator online che stimano i danni da mettere in conto. Il problema è solo uno: di fronte a un downtime, l’azienda non si trova a dover fronteggiare unicamente i costi tangibili, bensì unonda lunga capace di propagarsi ovunque, dalla vita dei dipendenti alla fiducia del mercato nei confronti del marchio, dalla reputazione del brand all’employee engagementPer esempio, un data breach comporta danni tangibili in termini di lucro cessante, eventuali conseguenze a livello normativo, riduzione netta nel numero dei clienti e nell’attrattiva del marchio, ma come quantificare gli effetti sul morale dei dipendenti, per esempio? Anche qui, esistono statistiche che mettono chiaramente in relazione l’employee engagement con la produttività, ma è ovvio che oltre a un certo limite non si possa che procedere per stime, entrando in un’area grigia in cui sarebbe meglio non avventurarsi mai. Stesso discorso per la reputazione del management, chiaramente a rischio, e l’immagine di azienda disorganizzata che si riflette all’esterno e che la comunicazione dovrà poi gestire in qualche modo. Tutto questo può essere estremamente mitigato adottando un approccio proattivo e gli strumenti giusti, fidandosi delle proprie competenze o scegliendo partner d’esperienza. Ma, soprattutto, è fondamentale smettere di ripetersi che un certo evento “a noi, non capiterà mai”.  

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