Qualsiasi cosa accada, il business non si deve fermare. Erogare il proprio servizio 24 ore al giorno riducendo al minimo il rischio di interruzione rappresenta per molte aziende non tanto un obiettivo cui tendere, quanto un requisito essenziale per l’esistenza del proprio business.
Alla base della continuità operativa ci sono strategie di Business Continuity, Disaster Recovery, cybersecurity, governance dei dati e processi di gestione maturi. Ma prima ancora di tutto questo c’è l’infrastruttura fisica che ospita applicazioni, workload e dati: il data center, il cuore pulsante di tutti i processi, le comunicazioni e i servizi di ogni attività aziendale. È il data center che garantisce l’operatività dei servizi per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno: per questo è imprescindibile valutare con attenzione non solo la capacità computazionale, lo storage o la connettività, ma anche il livello di resilienza, ridondanza, sicurezza fisica, sostenibilità e affidabilità operativa dell’infrastruttura, a prescindere dal fatto che sia di proprietà o ci si affidi a un fornitore esterno.
Posta la centralità del data center, nella stragrande maggioranza delle attività aziendali è naturale che essi siano dotati di svariati sistemi volti ad assicurare continuità operativa nel caso di guasti, eventi imprevisti e anomalie. Questo vale, in linea di principio, per tutte le migliaia di data center presenti nel mondo. Ma visto che un’azienda non può "consegnare" le sue applicazioni mission critical a un data center senza una qualche forma di assicurazione dei livelli di servizio, i titolari di CED (Centri Elaborazione Dati) possono intraprendere processi di certificazione che attestano un certo livello progettuale e realizzativo, e soprattutto la capacità del data center di garantire autonomia in caso di eventi imprevisti: assenza di elettricità, incendio, interruzione di linea, guasto delle apparecchiature, attacco informatico e molto altro.: assenza di elettricità, incendio, interruzione di linea, guasto delle apparecchiature, attacco informatico e molto altro.
Classificazione dei data center: i Tier di Uptime Institute
Che cosa significano Tier I, II, III e IV
Classificazione dei data center: i quattro livelli Rated di ANSI/TIA-942
Che cosa significano Rated 1, 2, 3 e 4
Uptime Institute e ANSI/TIA-942: differenze principali
Sostenibilità: perché oggi conta anche nella valutazione dei data center
WIIT: un ecosistema di data center per applicazioni critiche
Qui entrano in gioco le classificazioni dei data center, in particolare i Tier di Uptime Institute e i livelli Rated dello standard ANSI/TIA-942: due approcci distinti, paralleli e indipendenti, utili per orientarsi nella scelta dell’infrastruttura più adatta alle esigenze aziendali.
Uptime Institute è l’unico ente titolato a rilasciare le certificazioni Tier, basate sui propri standard e articolate in verifiche che possono riguardare la progettazione, la struttura realizzata e la sostenibilità operativa del sito. A differenza del modello ANSI/TIA-942, che prevede certificazioni Rated condotte attraverso organismi e società di audit autorizzati, Uptime Institute gestisce direttamente il processo di verifica e certificazione Tier. Questa distinzione è importante perché aiuta a evitare confusioni tra “Tier” e “Rated”, due sistemi distinti, con terminologie, processi e perimetri di certificazione differenti.
Uptime Institute è uno dei riferimenti più riconosciuti a livello internazionale per la classificazione dei data center. Il suo sistema prevede quattro livelli, da Tier I a Tier IV, allineati ai requisiti definiti dai Tier Standard. Il modello è pensato per distinguere le infrastrutture in base a ridondanza, percorsi di distribuzione, manutenibilità e capacità di tollerare guasti senza impatto sulle operazioni IT.
Le certificazioni Uptime Institute si applicano a diversi momenti del ciclo di vita del data center e non devono essere confuse tra loro. Un data center può essere conforme a livello progettuale, ma la piena garanzia richiede anche la verifica della struttura effettivamente costruita e, dove applicabile, delle pratiche operative.
| Certificazione Uptime Institute | Fase del ciclo di vita | Cosa verifica | Elementi valutati | Perché è rilevante |
|---|---|---|---|---|
| Tier Certification of Design Documents (TCDD) | Progettazione | Ratifica funzionalità e capacità descritte nelle specifiche tecniche e nei documenti di progetto. | Progettazione dell’impianto, requisiti tecnici, sistemi meccanici ed elettrici, elementi strutturali, considerazioni architettoniche e di sito, forniture previste dai documenti di progettazione. | Riduce il rischio che errori progettuali compromettano l’affidabilità futura del sito. È prerequisito per la Tier Certification of Constructed Facility. |
| Tier Certification of Constructed Facility (TCCF) | Costruzione e collaudo | Verifica che il data center sia stato costruito in modo coerente con il progetto e che risponda ai requisiti di capacità, efficacia e affidabilità previsti. | Verifica della costruzione rispetto ai Design Documents, test dei sistemi in condizioni reali e di pieno carico, convalida della resilienza dell’infrastruttura, identificazione e risoluzione di problemi costruttivi prima dell’avvio operativo. | È la certificazione che conferma il comportamento dell’infrastruttura realizzata. Valida le prestazioni effettive del sito, non solo il progetto. È prerequisito per la Tier Certification of Operational Sustainability. |
| Tier Certification of Operational Sustainability (TCOS) | Gestione operativa | Valuta la capacità del data center di mantenere nel tempo il livello di disponibilità atteso attraverso pratiche operative coerenti. | Posizione del sito, caratteristiche dell’edificio, gestione e operations, procedure di facility management, pratiche per evitare errori di gestione, mantenimento delle funzionalità IT e capacità di supportare il corretto funzionamento del sito. | Riconosce che la resilienza non dipende solo da progettazione e costruzione, ma anche dalla qualità della gestione quotidiana. Verifica procedure e best practice per mantenere nel tempo il pieno potenziale dell’infrastruttura certificata. |
I livelli Tier di Uptime Institute descrivono il grado di resilienza dell’infrastruttura fisica del data center. La progressione da Tier I a Tier IV non indica semplicemente “più qualità”, ma una crescente capacità del sito di garantire continuità al carico IT in presenza di manutenzioni, guasti o interruzioni sui sistemi di alimentazione, raffreddamento e distribuzione.
Il Tier I rappresenta il livello base. Prevede la capacità minima necessaria a supportare il carico IT, con componenti non ridondanti e un unico percorso di distribuzione per alimentazione e raffreddamento. In questo tipo di infrastruttura, le attività di manutenzione o riparazione possono richiedere fermi programmati del sito. Inoltre, un guasto su componenti di capacità o distribuzione può impattare direttamente l’operatività. Per questo, il Tier I è adatto ad ambienti con esigenze limitate di disponibilità, dove eventuali interruzioni sono tollerabili, ma non è indicato per applicazioni critiche o servizi che richiedono continuità elevata.
Il Tier II introduce componenti ridondanti, per esempio UPS, generatori, pompe o unità di raffreddamento aggiuntive. Rispetto al Tier I offre una maggiore protezione contro alcuni guasti, perché la presenza di componenti ridondanti riduce il rischio che un singolo malfunzionamento comprometta subito la capacità del sito. Resta però un limite importante: il percorso di distribuzione è ancora singolo e non ridondante. Questo significa che le attività di manutenzione possono ancora richiedere interruzioni o riduzioni della capacità operativa, e un guasto sulla distribuzione può impattare il carico IT. È quindi una soluzione più robusta del Tier I, ma non ancora adatta a processi mission critical.
Il Tier III introduce il concetto di concurrently maintainable, cioè la possibilità di eseguire interventi programmati di manutenzione, rimozione o sostituzione su componenti critici senza interrompere le operazioni IT. Questo livello prevede componenti ridondanti e percorsi di distribuzione multipli, anche se non necessariamente tutti attivi in contemporanea. In pratica, il data center può continuare a supportare il carico IT durante attività pianificate di manutenzione. Tuttavia, il sito può restare esposto a possibili guasti non programmati su apparecchiature o a errori operativi.
Per molte aziende, il Tier III rappresenta una soglia importante per ospitare workload rilevanti, ERP, sistemi core e applicazioni con elevati requisiti di continuità, purché sia inserito in una strategia più ampia di Business Continuity, Disaster Recovery, backup e gestione operativa.
Il Tier IV è il livello più alto nella classificazione Uptime Institute. Un sito Tier IV è fault tolerant: oltre a essere concurrently maintainable, deve essere in grado di tollerare un guasto su una singola apparecchiatura o un’interruzione su un percorso di distribuzione senza impattare le operazioni IT. Questo livello prevede componenti ridondanti e percorsi di distribuzione indipendenti e simultaneamente attivi. È il riferimento per applicazioni mission critical e processi per cui anche una breve interruzione può generare impatti economici, operativi o reputazionali rilevanti.
Anche in questo caso, però, è importante ricordare che il Tier IV riguarda la resilienza infrastrutturale del data center. La continuità end-to-end di un servizio dipende anche da architettura applicativa, rete, procedure operative, monitoraggio, cybersecurity, backup, Disaster Recovery e servizi gestiti coerenti con la criticità del business.
| Requisito | Tier I | Tier II | Tier III | Tier IV |
|---|---|---|---|---|
| Definizione | Basic Capacity | Redundant Capacity Components | Concurrently Maintainable | Fault Tolerant |
| Componenti a supporto del carico IT | N | N+1 | N+1 | 2N+1 / fully redundant |
| Percorsi di distribuzione | Singolo percorso | Singolo percorso | Un percorso attivo + uno alternativo | Due percorsi simultaneamente attivi |
| Manutenzione senza interruzione | No | No | Sì | Sì |
| Fault tolerance | No | No | No | Sì |
| Disponibilità media annua | 99,67% | 99,75% | 99,982% | 99,995% |
Accanto alla classificazione di Uptime Institute esiste lo standard ANSI/TIA-942, sviluppato dalla Telecommunications Industry Association. Per quasi un decennio, anche i livelli dei data center basati su TIA-942 vennero chiamati Tier, creando non poca confusione con quelli di Uptime Institute. Dal 2014, per differenziare in modo permanente i due sistemi di benchmarking, TIA utilizza la terminologia Rated 1, Rated 2, Rated 3 e Rated 4.
Oggi il riferimento aggiornato è ANSI/TIA-942-C (pubblicato nel 2024), evoluzione dello standard che tiene conto delle trasformazioni più recenti dei data center: maggiore densità, crescita dell’edge computing, nuove esigenze di connettività, sostenibilità, automazione e workload più intensivi, inclusi quelli legati all’intelligenza artificiale. ANSI/TIA-942-C copre l’infrastruttura fisica del data center in modo ampio: localizzazione del sito, architettura, telecomunicazioni, impianti elettrici e meccanici, sicurezza, protezione antincendio, safety, monitoraggio e ridondanza dei sistemi.
| Certificazione TIA-942 | Fase / ambito | Cosa indica | Quando è utile | Validità |
|---|---|---|---|---|
| Design Certification | Progettazione | I documenti di progettazione del data center sono stati valutati rispetto ai requisiti dello standard ANSI/TIA-942 e al livello Rated previsto. | È utile nelle fasi iniziali, prima della costruzione o della messa in esercizio, per verificare che il progetto sia coerente con il rating dichiarato. | 1 anno, estendibile se il sito non è ancora operativo. |
| Facilities / Constructed Facility Certification | Struttura realizzata | La struttura costruita e la relativa documentazione sono state verificate tramite audit fisico on-site per accertare la conformità allo standard ANSI/TIA-942 e al livello Rated dichiarato. | È la verifica più concreta sul data center effettivamente operativo, perché non si limita al progetto ma riguarda la facility realizzata. | 3 anni, con audit di sorveglianza al primo e secondo anno e ricertificazione entro il terzo anno. |
| Ready Certification | Data center modulari / prefabbricati | Un data center modulare, prefabbricato, edge o container-based è stato progettato secondo i requisiti ANSI/TIA-942 per il rispettivo livello Rated. | È utile per soluzioni modulari che devono dimostrare conformità allo standard prima dell’installazione in un ambiente idoneo. | 1 anno, con ricertificazione annuale. |
I livelli Rated previsti dallo standard ANSI/TIA-942 sono quattro e descrivono una progressione crescente in termini di ridondanza, manutenibilità e tolleranza ai guasti. Sono concettualmente vicini ai Tier di Uptime Institute, ma non equivalenti: cambiano infatti il perimetro dello standard, l’approccio di valutazione e il processo di certificazione.
Il Rated 1 rappresenta il livello base dello standard ANSI/TIA-942. Prevede componenti a capacità singola e un unico percorso di distribuzione, non ridondante, per alimentazione e raffreddamento. Offre una protezione limitata contro eventi fisici e guasti infrastrutturali. Per questo è adatto ad ambienti con requisiti contenuti di continuità, ma non è indicato per applicazioni critiche o servizi che richiedono elevata disponibilità.
Il Rated 2 introduce componenti ridondanti a supporto della capacità del data center, per esempio nell’alimentazione o nel raffreddamento. Rispetto al Rated 1 offre quindi una maggiore protezione contro alcuni malfunzionamenti. Il limite principale resta però la presenza di un singolo percorso di distribuzione non ridondante. Questo significa che alcune attività di manutenzione o guasti sulla distribuzione possono ancora causare interruzioni o impatti sul servizio.
Il Rated 3 introduce il concetto di concurrently maintainable, cioè la possibilità di eseguire interventi programmati di manutenzione, rimozione o sostituzione dei componenti senza interrompere le capacità ICT rese disponibili all’utente finale. Questo livello prevede componenti ridondanti e percorsi di distribuzione multipli e indipendenti. In pratica, il data center può essere manutenuto senza fermare i servizi, anche se non tutti i percorsi devono necessariamente essere attivi nello stesso momento. È un livello adatto a infrastrutture che devono garantire continuità elevata e ridurre l’impatto delle manutenzioni programmate.
Il Rated 4 è il livello più alto dello standard ANSI/TIA-942. Prevede componenti ridondanti e percorsi di distribuzione multipli, indipendenti e attivi, con l’obiettivo di garantire continuità anche in presenza di manutenzioni o guasti. Un data center Rated 4 è progettato per essere fault tolerant: deve poter tollerare un singolo guasto senza causare downtime per l’utente finale. È il livello più indicato per workload mission critical, applicazioni core e processi aziendali che richiedono massima disponibilità infrastrutturale.
| Livello Rated | Definizione | Configurazione infrastrutturale | Percorsi di distribuzione | Manutenzione senza interruzione | Fault tolerance |
|---|---|---|---|---|---|
| Rated 1 | Basic Site Infrastructure | Componenti a capacità singola, senza ridondanza significativa | Singolo percorso non ridondante | No | No |
| Rated 2 | Redundant Capacity Component Site Infrastructure | Componenti di capacità ridondanti, per esempio alimentazione o raffreddamento | Singolo percorso non ridondante | No | No |
| Rated 3 | Concurrently Maintainable Site Infrastructure | Componenti ridondanti e architettura progettata per la manutenzione concorrente | Percorsi multipli indipendenti | Sì per interventi pianificati | No |
| Rated 4 | Fault Tolerant Site Infrastructure | Componenti ridondanti e infrastruttura progettata per tollerare guasti | Percorsi multipli indipendenti e attivi | Sì | Sì rispetto al singolo guasto |
Uptime Institute e ANSI/TIA-942 non sono due approcci in contraddizione, ma due modelli distinti per valutare i data center. Possono essere considerati complementari, perché osservano l’infrastruttura da prospettive diverse.
In sintesi, Uptime Institute risponde soprattutto alla domanda: “quanto è resiliente l’infrastruttura rispetto al carico IT?”. ANSI/TIA-942 risponde invece alla domanda: “quanto è conforme il data center ai requisiti tecnici previsti dallo standard?”.
| Aspetto | Uptime Institute | ANSI/TIA-942 |
|---|---|---|
| Terminologia | Tier I, Tier II, Tier III, Tier IV | Rated 1, Rated 2, Rated 3, Rated 4 |
| Approccio | Prestazionale e topologico | Prescrittivo e tecnico |
| Logica di valutazione | Verifica la capacità dell’infrastruttura di sostenere il carico IT in scenari di manutenzione, guasto o interruzione. | Verifica la conformità dell’infrastruttura fisica ai requisiti dello standard. |
| Focus principale | Resilienza dell’infrastruttura e capacità di sostenere il carico IT. | Conformità tecnica dell’infrastruttura fisica del data center. |
| Ambito di valutazione | Ridondanza, percorsi di distribuzione, manutenibilità, fault tolerance, capacità operativa. | Architettura, telecomunicazioni, impianti elettrici e meccanici, sicurezza fisica, protezione antincendio, monitoraggio. |
| Processo di certificazione | Gestito direttamente da Uptime Institute. | Basato su audit condotti da organismi/certification body autorizzati. |
| Utilità per il cliente | Capire il livello di resilienza dell’infrastruttura e la sua capacità di supportare workload critici. | Verificare la conformità tecnica del data center rispetto a uno standard infrastrutturale ampio. |
| Punto di attenzione | Verificare se la certificazione riguarda progetto, facility costruita o sostenibilità operativa. | Verificare tipo di certificazione, livello Rated, perimetro e validità. |
In molti casi, leggere i due modelli in parallelo aiuta a ottenere una valutazione più completa dell’affidabilità del data center.
La classificazione Tier o Rated aiuta a valutare la resilienza infrastrutturale di un data center, ma oggi le aziende guardano anche a un altro criterio sempre più rilevante: la sostenibilità.
I data center sono infrastrutture energivore: richiedono alimentazione continua, sistemi di raffreddamento, apparati hardware, storage, connettività e processi di manutenzione costante. Per questo, efficienza energetica, gestione del raffreddamento, uso di fonti rinnovabili, monitoraggio dei consumi e ciclo di vita degli asset sono diventati elementi centrali nella valutazione di un provider.
Un data center sostenibile non è semplicemente un’infrastruttura che consuma meno. È un ambiente progettato e gestito per ottimizzare le risorse, ridurre gli sprechi, contenere l’impatto ambientale e garantire, allo stesso tempo, continuità, sicurezza e performance. Questo significa intervenire su più leve: consolidamento infrastrutturale, virtualizzazione, tecnologie di storage più efficienti, separazione dei flussi caldo/freddo, sistemi di raffreddamento evoluti, utilizzo di energia da fonti rinnovabili e corretta gestione del fine vita degli apparati.
La sostenibilità, quindi, non è alternativa alla resilienza: ne è un’evoluzione. Un data center moderno deve essere affidabile, sicuro, manutenibile e fault tolerant, ma anche efficiente dal punto di vista energetico e coerente con gli obiettivi ESG delle aziende che gli affidano dati e applicazioni.
| Leva di sostenibilità | Esempio applicativo | Beneficio atteso |
|---|---|---|
| Efficienza energetica | Ottimizzazione di alimentazione, raffreddamento e densità IT. | Riduzione dei consumi e dei costi operativi. |
| Consolidamento infrastrutturale | Storage più efficiente, deduplica, riduzione delle macchine fisiche. | Meno energia consumata a parità di servizio. |
| Design del raffreddamento | Compartimentazione, corridoi caldo/freddo, free cooling o nuove tecniche di raffreddamento. | Migliore controllo termico e minore spreco energetico. |
| Energia rinnovabile | Acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili. | Riduzione delle emissioni indirette. |
| Second life degli asset | Riutilizzo o donazione di apparati non più idonei a carichi mission critical. | Riduzione dei rifiuti tecnologici e impatto sociale positivo. |
Per le aziende che devono ospitare workload critici, la scelta del data center non riguarda solo il livello di classificazione raggiunto, ma l’intero ecosistema infrastrutturale e operativo che sostiene la continuità del servizio.
WIIT ha costruito il proprio modello su un network di data center proprietari localizzati in Europa, tra Italia, Germania e Svizzera. Questo consente di progettare architetture resilienti, ridondate e coerenti con requisiti elevati di disponibilità, sicurezza, Business Continuity, Disaster Recovery e sovranità del dato.
Il modello WIIT si distingue per alcuni elementi chiave:
Il valore, quindi, non risiede solo nel singolo data center, ma nella possibilità di combinare più asset infrastrutturali all’interno di un modello governato. Per i workload più critici, la presenza di infrastrutture Tier IV abilita un livello di fault tolerance coerente con processi che non possono tollerare interruzioni. Per altri carichi di lavoro, l’ecosistema consente di bilanciare resilienza, performance, prossimità geografica, costi e requisiti operativi.
In questo senso, WIIT non è soltanto un provider cloud, ma un operatore che controlla direttamente asset infrastrutturali strategici e li integra con servizi gestiti, sicurezza, backup, continuità operativa e governance. È questa combinazione tra infrastruttura certificata, competenze operative e controllo della filiera a rendere il data center un vero abilitatore di continuità per le applicazioni critiche.