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title: "Business continuity management nel food: che ruolo ha il cloud e come sceglierlo​"
description: Nell’industria alimentare, il cloud favorisce la resilienza e rende efficace il business continuity management. Ecco perché
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# [Business continuity management nel food: che ruolo ha il cloud e come sceglierlo​](https://magazine.wiit.cloud/business-continuity-management-nel-food-che-ruolo-ha-il-cloud-e-come-sceglierlo)

 Scritto da [WIIT](https://magazine.wiit.cloud/author/wiit) | Sep 07, 2022

Nell’industria alimentare, il **business continuity management è la principale garanzia di resilienza**. I fatti degli ultimi due anni, tra le conseguenze della pandemia e del recente conflitto in Ucraina, hanno creato [**discontinuità** **nelle principali supply chain**](https://www.agrifood.tech/food-supplychain/supply-chain-shortage-come-garantire-la-business-continuity-nel-food/) **di generi alimentari**, determinando impatti tangibili sui mercati e sull’operatività delle aziende coinvolte.

 

## Business continuity management e i rischi della food industry 

L’industria del food & beverage è soggetta a tutti i rischi di qualsiasi attività d’impresa, cui ne aggiunge alcuni specifici. Innanzitutto, è una **industry fortemente regolata in tutto il mondo**, oltre a essere dipendente (come si è visto) dall’operatività e dall’efficienza di supply chain sempre più distribuite. Nell’ottica di un business continuity management efficace, le imprese devono (tra l’altro) organizzare linee di fornitura alternative, **pianificare correttamente le attività produttive e logistiche in funzione dei vincoli di conservazione degli alimenti** (logica FEFO, First Expired First Out), **garantire la tracciabilità** e la rintracciabilità richiesta dalla normativa, combattere le frodi alimentari e tutelare al meglio tutte le proprie risorse produttive. 

Quanto sopra si aggiunge alla necessità di **gestire molte altre fonti di rischio**: un massiccio turnover dei dipendenti, la perdita/sottrazione di dati, interruzioni nelle forniture energetiche, guasti delle infrastrutture IT, incidenti e molto altro.  

La pervasiva digitalizzazione dei processi e degli ambienti produttivi, un percorso che l’industria alimentare ha avviato da molto tempo, determina efficienza, produttività, innovazione e agilità, ma crea anche nuove sfide per via del **legame sempre più stretto tra l’infrastruttura IT e la continuità del business**: guasti ai server, attacchi cyber, problemi di rete, per non parlare di fenomeni naturali (alluvioni, terremoti) e atti di terrorismo, possono bloccare l’operatività dell’azienda, assoggettandola a **danni finanziari,** [**reputazionali**](https://magazine.wiit.cloud/continuita-operativa-perche-serve-alla-brand-reputation?hsLang=it) **e a rischi di compliance**. 

 Il business continuity management serve a rendere resiliente l’impresa di fronte a tutti questi rischi, garantendo non tanto una rapida ripresa dell’operatività in caso di disruption – che sarebbe il fine del Disaster Recovery – quanto la **prevenzione degli eventi dannosi e la preservazione dell’operatività anche di fronte a fattori inaspettati e/o catastrofici**. Disciplinato da appositi standard, come ISO 22301, il business continuity management è una metodologia di gestione organizzativa atta a **prevenire gli eventi negativi e a gestirli minimizzando gli impatti sull’operatività della struttura e sull’ecosistema nel quale opera**. Date le moltissime fonti di rischio, avere un approccio efficace alla gestione della continuità operativa è una necessità per qualsiasi impresa operante nella food industry. 

 

## **Il cloud come fattore di innovazione e di business continuity nel food ** 

Il business continuity management garantisce la protezione dei dati e l’operatività continua dei sistemi mission-critical, su cui di fatto si basa il business nella food industry: le piattaforme ERP, i sistemi di controllo e supervisione della produzione, gli impianti logistici e molto altro. Sulla continuità del business ha dunque un peso straordinario **la resilienza del comparto tecnologico aziendale**. 

L’adozione di un modello cloud **giova alla business continuity**. Per comprenderne i motivi, occorre confrontare le varie declinazioni di cloud con la tipica infrastruttura interna (on-premise).  

Il cloud privato (hosted) e quello pubblico hanno una caratteristica comune: **sono entrambi basati su infrastrutture gestite da un service provider**, il cui *core business* è proprio quello di fornire ai clienti servizi ad altissime performance, anche in termini di resilienza. I cloud provider si avvalgono di infrastrutture solitamente più resilienti di quelle aziendali interne, dotate di componenti ridondati, più linee di alimentazione, gruppi di continuità e generatori ausiliari, il tutto a **confluire in apposite certificazioni come i Tier di Uptime Institute**. Il cloud, inoltre, può essere impiegato per il failover e/o lo scaling automatico dei workload on-premise: i picchi di attività determinano il provisioning automatico di nuove macchine virtuali (VM), così da sopperire immediatamente alle nuove esigenze, senza rallentare né interrompere i processi. 

Per quanto le aziende del food possano realizzare infrastrutture *in house* resilienti, difficilmente riescono ad acquisire e mantenere **le stesse competenze specialistiche e l’aggiornamento costante** dei cloud provider. Senza contare che, in relazione alla componente di cloud pubblico, sono gli stessi hyperscaler a indirizzare il mercato creando tecnologie e modelli di sicurezza innovativi. 

 Infine, ma non per importanza, **come scegliere l’offerta cloud che possa garantire la massima continuità del servizio?** La scelta andrebbe indirizzata dalle garanzie di resilienza che il fornitore dei servizi cloud è in grado di assicurare e che **confluiscono in appositi accordi sul livello di servizio (SLA)**. Ciò che conta maggiormente sono quindi gli **asset, le competenze e le certificazioni che il cloud provider può mettere in campo**. A titolo di esempio, una [certificazione Tier 4 sul data center](https://magazine.wiit.cloud/guida-ai-data-center-classificazioni-usi-e-costi?hsLang=it) si traduce in un uptime del 99,995%, mentre la citata certificazione ISO 22301 garantisce che il provider possa contare su un efficiente Sistema di Gestione per la Business Continuity, tanti elementi che – insieme – possono indirizzare una scelta consapevole e, soprattutto, corretta.  

 

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