WIIT - Magazine

Security Assessment: come capire falle e rischi

Scritto da WIIT | Sep 02, 2026

In un’era contraddistinta dalla moltiplicazione delle minacce alla continuità del business e alla reputazione dei brand, un’accurata gestione e mitigazione dei rischi è un processo continuativo che può raggiungere livelli di complessità molto elevati. Il security assessment è un elemento chiave di questo percorso.

Security assessment: criteri, obiettivi e ambiti di valutazione

Il security assessment è il processo con cui le imprese identificano la propria postura di sicurezza, i punti di esposizione e le aree di miglioramento, valutando il proprio il grado di resilienza rispetto a minacce informatiche, operative e organizzative. Come ogni valutazione, anche il security assessment esprime di fatto un giudizio di conformità rispetto a svariati criteri che possono derivare da:

  • normative e obblighi regolatori a cui l’azienda è soggetta, come quelli previsti dalla NIS2 per le organizzazioni che rientrano nel suo perimetro di applicazione;
  • certificazioni già ottenute o da mantenere;
  • policy e procedure interne;
  • requisiti di clienti, partner o filiere produttive;
  • livelli di rischio accettabili per il business.

Tra i percorsi di valutazione, dunque, rientrano anche gli assessment di conformità normativa, che hanno un perimetro più specifico rispetto a un security assessment generale. L’assessment NIS2, per esempio, verifica se l’organizzazione ha attuato gli adempimenti applicabili e individua eventuali scostamenti rispetto alle misure organizzative, operative e tecniche previste dalla normativa.

La differenza riguarda soprattutto il criterio di valutazione. Il security assessment analizza nel complesso la postura di sicurezza dell’organizzazione, considerando rischi, vulnerabilità e controlli esistenti. L’assessment NIS2, invece, confronta tecnologie, processi, responsabilità, gestione degli incidenti, continuità operativa, sicurezza della supply chain, formazione ed evidenze documentali con i requisiti normativi applicabili.

Si tratta quindi di attività distinte ma complementari. Le evidenze raccolte durante il security assessment possono essere utilizzate anche nella verifica NIS2; l’assessment di conformità consente poi di ricondurle ai singoli requisiti, individuare i gap e definire priorità e azioni di adeguamento.

Posto che il security assessment va attuato da tutte le organizzazioni, la sua estensione e complessità dipendono dunque delle dimensioni aziendali, dal modello organizzativo e di business, dal settore in cui opera, dalla criticità di processi e dalla complessità dell’architettura dei sistemi IT, laddove si concentrano svariate fonti di rischio. L’obiettivo finale è comune a ogni percorso di assessment: ridurre le vulnerabilità, limitare la superficie d’attacco e costruire una base concreta per rafforzare la sicurezza aziendale nel tempo.

Tipologie di security assessment: interno o indipendente

I security assessment possono essere condotti con approcci diversi, a seconda degli obiettivi, del livello di maturità dell’organizzazione e del grado di indipendenza richiesto. Una prima distinzione riguarda chi esegue la valutazione:

  • Il self-assessment viene svolto internamente dall’organizzazione, di solito dai team IT, security, risk management o compliance. È spesso il punto di partenza più immediato, perché consente di ottenere una prima fotografia della postura di sicurezza, individuare le aree prioritarie di intervento e monitorare nel tempo l’evoluzione del programma di cybersecurity. Ha il vantaggio di essere più rapido e meno oneroso, ma può risentire di una valutazione non completamente oggettiva.
  • L’independent assessment, invece, viene affidato a un consulente, provider specializzato o auditor esterno incaricato di valutare la postura di sicurezza dell’organizzazione. È particolarmente utile quando servono una validazione oggettiva, un report formale, evidenze documentabili o un confronto rispetto a standard, framework e requisiti richiesti da clienti, partner, autorità o organismi di certificazione. Rispetto a una valutazione interna, offre maggiore imparzialità e profondità di analisi, ma richiede tempi, budget e coinvolgimento organizzativo più strutturati.

La stessa distinzione può riguardare anche gli assessment di conformità NIS2. L’organizzazione può svolgere internamente una prima verifica degli adempimenti implementati oppure affidarsi a un soggetto esterno per ottenere una valutazione più oggettiva, raccogliere evidenze documentabili e definire una roadmap di adeguamento basata sui gap rilevati.

Nella pratica, molte aziende adottano entrambi gli approcci: usano il self-assessment per monitorare con continuità il livello di sicurezza e ricorrono periodicamente a valutazioni indipendenti per validare i risultati, rafforzare la governance e definire piani di remediation più solidi.

Fattore di confronto Autovalutazione interna Assessment condotto da un soggetto indipendente
Chi lo conduce Team interni IT, cybersecurity, risk management, compliance o referenti di processo. Un consulente, provider specializzato o auditor esterno incaricato di valutare la postura di sicurezza dell’organizzazione.
Oggetto della valutazione La postura di sicurezza interna dell’azienda, dei suoi sistemi, processi, controlli e policy. Può includere una prima verifica degli adempimenti normativi applicabili. La stessa postura di sicurezza aziendale, ma analizzata da un punto di vista esterno e indipendente. Può comprendere anche verifiche rispetto a standard, framework o requisiti normativi, come quelli previsti dalla NIS2. 
Obiettivo principale Ottenere una prima fotografia dei gap e monitorare nel tempo il miglioramento. Validare i risultati, ridurre il rischio di bias interno e ottenere evidenze più solide per audit, clienti, partner o regulator.
Vantaggi Più rapido, meno oneroso, utile per controlli ricorrenti e monitoraggio continuo e verifiche preliminari.  Maggiore imparzialità, profondità di analisi e credibilità verso stakeholder esterni. Consente inoltre di strutturare evidenze documentabili e una roadmap di adeguamento. 
Limiti Può risentire di una visione interna parziale o troppo ottimistica e non garantire lo stesso livello di indipendenza nella validazione delle evidenze.  Richiede tempi, budget e coinvolgimento organizzativo più strutturati.
Quando usarlo Per baseline iniziali, controlli periodici, prime verifiche degli adempimenti normativi o valutazione di aree ad alto rischio.   Prima di audit rilevanti, certificazioni, verifiche richieste da clienti, assessment di conformità rispetto a normative come la NIS2 o dopo cambiamenti significativi dell’architettura IT.
Output atteso Mappa dei gap, priorità di intervento e prime indicazioni di remediation. Report strutturato con evidenze validate, scoring, raccomandazioni, piano di remediation e, nel caso di assessment NIS2, può includere anche la mappatura dei gap rispetto ai requisiti applicabili.

Tre livelli di analisi per leggere il rischio cyber

Il security assessment è fondamentale nell’era della trasformazione digitale. La spinta sul time to market sta riducendo i tempi di validazione di qualsiasi sistema, applicazione, processo o integrazione, mentre le architetture ibride e distribuite rendono sempre più difficile individuare eventuali limitazioni, falle e vulnerabilità.

A questo scenario si aggiunge un ulteriore fattore di complessità: l’intelligenza artificiale. Da un lato, l’AI introduce nuovi ambienti, modelli e processi da proteggere; dall’altro, può essere utilizzata anche dai Threat Actor per rendere più efficaci e sofisticate le attività di reconnaissance, phishing, social engineering, analisi dei dati esfiltrati e automazione di alcune fasi dell’attacco.

Il risultato è un contesto in cui la superficie d’attacco si amplia, il valore dei dati cresce e le minacce diventano più rapide, personalizzate e difficili da intercettare. Per questo il security assessment non può limitarsi a una verifica puntuale: deve diventare un’attività ricorrente, capace di leggere l’evoluzione del rischio e di orientare le priorità di intervento.

In questo scenario, è facile confondere attività diverse ma collegate: security assessment, vulnerability assessment e penetration test. La differenza principale riguarda profondità, metodo e finalità.

  1. Il security assessment ha una visione più ampia: valuta la postura di sicurezza dell’organizzazione, considera le diverse fonti di rischio e identifica i requisiti necessari per rafforzare protezione, resilienza e continuità operativa. Non si limita quindi alla dimensione tecnologica, ma include anche processi, persone, policy, procedure, governance e capacità di risposta.
  2. Il vulnerability assessment, invece, ha un focus più tecnico. Attraverso software, piattaforme e attività di analisi dedicate, indaga sistemi, applicazioni e asset IT alla ricerca di vulnerabilità note, configurazioni deboli o esposizioni che potrebbero essere sfruttate da un attaccante.
  3. Il penetration test fa un passo ulteriore: simula un attacco controllato per verificare se una vulnerabilità sia effettivamente sfruttabile e quali conseguenze potrebbe generare. A differenza del vulnerability assessment, non si limita a rilevare una possibile debolezza, ma prova a dimostrarne l’impatto operativo in uno scenario realistico e circoscritto.

Queste attività non sono alternative, ma complementari. Vulnerability assessment e penetration test possono essere componenti di una strategia di sicurezza più ampia, mentre il security assessment serve a leggere i risultati nel contesto del business, stabilire le priorità e definire le azioni di mitigazione più adeguate. Su un piano diverso si collocano gli assessment di conformità normativa, come quello relativo alla NIS2. In questo caso, la valutazione verifica in che misura l’organizzazione abbia attuato i requisiti applicabili e disponga delle evidenze necessarie a dimostrarlo. Le evidenze prodotte da security assessment, vulnerability assessment e penetration test possono contribuire a questa verifica, senza però sostituire un assessment NIS2 completo.

Questa complementarità diventa particolarmente evidente nei contesti in cui una vulnerabilità non può essere corretta immediatamente. In diversi settori, a partire dal manifatturiero, le aziende possono essere consapevoli del rischio, ma per esigenze diverse, come la necessità di non interrompere un processo critico, non possono mitigarle con semplicità e rapidità. Qui emerge il valore aggiunto del security assessment, che non si limita a evidenziare problemi già noti o tecnicamente rilevabili, ma identifica anche i requisiti di security necessari a compensare le vulnerabilità mediante policy, procedure, linee guida e piattaforme ad hoc.

Come eseguire un security assessment

Come detto, il security assessment è una procedura complessa. Va affrontata con un approccio sistemico e richiede capacità di analisi dell’intero panorama di fattori che possono condizionare la sicurezza di un processo o di un servizio erogato dall’azienda.

Semplificando, si può partire proprio dal singolo servizio o dal processo ed eseguire un’attività di mappatura per capire quali fattori, risorse, sistemi e apparati interagiscano durante l’esecuzione. In questo modo, è possibile scoprire dove si annidino le vulnerabilità, metterle in relazione alle minacce e ipotizzare gli impatti, così da definire priorità d’azione.

Nella fase iniziale è necessario stabilire anche il riferimento rispetto al quale condurre la valutazione. A seconda degli obiettivi, il benchmark può essere costituito dai livelli di rischio accettabili per il business, da policy interne, da standard e framework di sicurezza oppure, nel caso di un assessment di conformità, dai requisiti NIS2 applicabili e dalle relative disposizioni attuative.

La raccolta delle informazioni deve riguardare sistemi, applicazioni, processi e componenti del sistema informativo. Quando l’assessment è orientato alla conformità NIS2, il perimetro comprende anche policy, procedure, registri, ruoli e responsabilità, processi di gestione degli incidenti, continuità operativa, rapporti con fornitori e partner, attività di formazione ed evidenze relative ai controlli implementati. Sono ambiti coerenti con il quadro NIS2, che include gestione del rischio, incident handling, supply chain, business continuity, controllo degli accessi e formazione.

Tutto ciò deve condurre a un reporting dettagliato che indichi le azioni necessarie per la mitigazione del rischio e la correzione delle vulnerabilità rilevate. Azioni che non necessariamente richiedono solo interventi su sistemi, piattaforme e device, ma anche sui processi, sui comportamenti e l’awareness dei dipendenti.

Nel caso di un assessment di conformità NIS2, il report deve mettere in relazione ciascun requisito applicabile con il relativo stato di attuazione, le evidenze disponibili, gli eventuali gap, il livello di priorità e le azioni di remediation da inserire nella roadmap.

Per quanto concerne gli step della procedura, se ne possono ipotizzare cinque:

  1. pianificazione, con la definizione di obiettivi, perimetro e benchmark di valutazione;
  2. acquisizione delle informazioni su sistemi, processi e tutti i componenti del sistema informativo, policy, responsabilità ed evidenze disponibili;
  3. studio delle vulnerabilità, delle minacce e dei potenziali impatti;
  4. esame dei controlli di sicurezza esistenti e individuazione delle aree non adeguatamente coperte;
  5. reporting e raccomandazioni, con priorità, responsabilità e piano di remediation.

Gestire un percorso di security assessment richiede competenze specialistiche, capacità di analisi e una conoscenza aggiornata delle minacce, dei processi e dei principali riferimenti di sicurezza. Per questo le aziende possono affidarsi a partner specializzati, in grado di combinare competenze tecniche e organizzative, strumenti dedicati e metodologie riconosciute, come il NIST Cybersecurity Framework, ISO 27001 e OWASP per la sicurezza delle applicazioni web.

Il valore di questo supporto non risiede solo nell’individuazione delle vulnerabilità, ma anche nella capacità di tradurre le evidenze raccolte in priorità di intervento, misure compensative e piani di remediation sostenibili nel tempo.

WIIT affianca le organizzazioni lungo questo percorso, supportandole nella valutazione della postura di sicurezza e nella definizione delle azioni di miglioramento. Inoltre, svolge assessment di conformità alla NIS2 per verificare gli adempimenti implementati, raccogliere le evidenze disponibili e individuare eventuali gap rispetto ai requisiti applicabili.